Inserito da: freeze | 22 Marzo 2008

Esercitazione di costruzione visiva, riflessioni…

I miei occhi obiettivo… la mia mente pellicola.

Prendo spunto da un commento al post “Esercitazione di costruzione visiva” per riflettere un po’, dopo le due lezioni di Enrico Prada, che ci dette quel compito e che ringrazio in modo speciale.

Quel giorno, senza rendermene conto, ho fatto una cosa che mi è stata insegnata in un ambito diverso, ma non troppo (poi capirete perchè): ho spento il cervello ed ho guardato con attenzione.

La nostra mente lavora continuamente a riconoscere, catalogare, identificare tutto, è un lavoraccio continuo e senza fine, perciò, per non farci impazzire o muovere come un bradipo, deve abbreviare, condensare; il mondo viene visto ed identificato sulla base di modelli: “Sembra un albero: probabilmente è un albero, pertanto avrà della radici, dei rami, delle foglie ecc.ecc…” uno sguardo ed il nostro cervello ha costruito ciò che materialmente non ha avuto tempo di vedere.

Chi mi ha insegnato a guardare con attenzione, l’ha fatto parlando di pittura, si parlava di un mio disegno fatto dal vero, proprio di un albero; senza aver mai visto il mio modello, mi disse che, sì, andava bene, ma “…quel ramo, non è un ramo di quell’albero”.
Io l’ho guardato con attenzione e me ne sono reso conto: era vero.
Cos’era successo? Io ero stato ore davanti al mio albero, pensando di essere attento a tutto, ma il mio cervello mi aveva fregato: io avevo disegnato l’albero con cura ma lui (il mio cervello) aveva inventato alcuni rami “plausibili” che la mia mano aveva disegnato, solo che quei rami non erano quelli veri, ma solo l’idea di “ramo”: il modello usato dalla mente per rappresentare il concetto di “ramo”; questo, se l’occhio dell’osservatore è attento, si vede.

In altre parole, il mio guardare con attenzione era venuto meno ed il mio cervello aveva sostituito ciò che avevo davanti agli occhi con la sua rappresentazione.

Nella vita di tutti i giorni la mente deve essere accesa, altrimenti non potremmo vivere, ma per vedere realmente le cose con i nostri occhi bisogna riuscire a spegnerla per un po’: allora il mondo diventa pieno di cose bellissime e poetiche, nelle quali il nostro cuore può finalmente riconoscere delle emozioni.

A volte, quando ascoltiamo della musica, capita di chiudere gli occhi, ed ecco che le note diventano più grandi, acquistano uno spessore diverso: la nostra attenzione è tutta per loro e possiamo assaporarle meglio.

Quando guardiamo le cose con attenzione, la mente deve essere messa da parte, bisogna trovare la via che collega noi e ciò che stiamo guardando: ecco che allora, se siamo stati davvero attenti, le cose, anche le più banali, diventano diverse, rappresentano la propria verità e, spesso, suscitano anche qualche emozione.
A quel punto basta un pezzo di carta ed una biro per annotare ed ecco che l’occhio è diventato obiettivo e la mente pellicola (la nota serve solo ad identificare il fotogramma) ma con una cosa in più rispetto alla fotocamera: il cuore.

A distanza di due mesi e mezzo rivedo perfettamente quel cesto di pomodori secchi, re del banco su cui era posato; per me è diventata una fotografia perfetta.

Una volta viste le cose si può lasciare libero il cervello, e riflettere su quale potrebbe esssere il modo migliore per fotografare le nostre visioni ed emozioni, allora probabilmente riusciremo a rappresentare la verità delle cose passate attraverso i nostri occhi ed il nostro animo.

Non è detto che, poi, tutti capiscano, ma chi avrà gli occhi aperti lo farà.

Buona Pasqua!


Risposte

  1. enrico prada è tornato…..

    mi sa che mi sono persa due cose particolarmente significative e utili del corso di quest’anno….. una è appunto la seconda lezione di prada, l’altra quella di ieri sera……

    ahimè!


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