Inserito da: freeze | 6 giugno 2008

Polaroid

Ebbene sì! Ho tirato fuori dall’armadio anche la Polaroid. Comperata da un rigattiere, in Via Sacchi a Torino, qualche anno fa per una cifra esorbitante: 5.000 lire, meno di 3 euro di oggi; la vecchia Colorpack II nata nel ’69, scatta ancora.
Mamma Polaroid ha sospeso la produzione di alcune pellicole, con grande tristezza di tutti coloro che amano le immagini piccole, indefinite, scolorite e sfuocate che queste macchine sanno produrre.

Ma perchè è bello fotografare in Polaroid?

La foto è una. Fine. Se vuoi ne fai un’altra, ma non sarà mai più la stessa. Niente raffiche. Solo Clack!
(Le Polaroid – almeno la mia – non fanno clic, fanno Clack! un po’ faticosamente, il pulsante di scatto è lungo quasi 2 cm. e devi schiacciarlo tutto)

Niente automatismi, anzi niente di niente, solo la messa a fuoco a occhio ed una rotellina: “chiaro/scuro”. Che bello! Devi solo pensare a cosa mettere davanti all’obiettivo: antistress.

La foto è piccola, proprio piccola: 9,7 x 7,2 cm, un formato ridicolo, ma educativo, bisogna concentrare, niente discorsi inutili.

Di nuovo l’unicità: una sola copia della foto.
E’ vero, si può scannerizzare e moltiplicare all’infinito, ma l’originale è uno, quindi dobbiamo per forza volergli bene, tutto solo in questo mondo digitale; tuttavia possiamo subito toccarlo, accarezzarlo, dopo la sua piccola gestazione, la sua micro nascita.

E poi ecco il bello: non si può pianificare! Magari viene bluastra, magari no, però è bella lo stesso, ogni scatto ha una sua anima, unica e imprevedibile, un po’ come noi.

Niente Photoshop.
Vuoi manipolare? Si può fare! Alla lettera:
Manipolare: “Operare qualche cosa con la mano” Dal latino MANUS, mano e PILARE, premere.
Meraviglioso, con le manine sante possiamo fare qualcosa sulle nostre foto: schiacciarle strizzarle bagnarle appiccicarle colorarle tagliarle incollarle… c’è anche chi le mette nel microonde!

Certo, anche qui il passaggio al digitale è vicino con lo scanner, ma non è più la stessa cosa.

L’immagine digitale ha una vita diversa: può assumere qualunque aspetto, può essere moltiplicata in mille modi diversi, può avere mille anime… e forse non ne ha nessuna. Corriamo dietro a milioni di pixel, risoluzioni, spazi colore, automatismi; e poi – spesso – ci troviamo in mano una schifezza che non ha nemmeno più il mirino e se c’è il sole nel display non si vede un tubo. L’uomo del Marketing ha deciso per noi cosa è meglio (o quel che conviene all’industria?), la pubblicità ci ha rincretinito e noi abbiamo fatto il resto.

Ma sto divagando…

Resta però l’emozione, la suspence di “vedere come viene” e la meraviglia, quando apri il sandwich chimico, di scoprire che qualcosa di tuo è rimasto in quel quadratino, qualcosa di impreciso ed imperfetto come – in fondo – siamo tutti noi.
E questo, ahimè, nessuna digitale ce lo darà mai.

Oh… se ancora non vi siete stufati e volete dare un’occhiata… ne ho caricata qualcuna qui!


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