
Ho visto nelle statistiche degli accesso al mio modesto spazio che uno dei termini più ricercati è “Esposimetro”.
Perciò, dopo aver parlato di quello interno alla fotocamera, questa volta vi racconto qualcosa su quello esterno.
Come al solito, una volta l’esposimetro non c’era e i fotografi si arrangiavano con tanta pratica ed un orologio (qualcuno anche senza): si trattava di togliere e rimettere il tappo davanti all’obiettivo (non c’era nemmeno l’otturatore), la macchina era solidamente piazzata su un treppiede di noce, il materiale sensibile non era così tanto sensibile e quindi i tempi di posa molto lunghi… e poi andava bene così, mica c’era da scegliere!
Col progredire della tecnologia, i materiali si sono fatti più sensibili, perciò una differenza di un decimo di secondo in più o in meno ormai faceva la differenza.
Ecco quindi la necessità di uno strumento per poter misurare con esattezza la quantità di luce: l’esposimetro.
Dagli anni ’30 in avanti il progresso di questo accessorio (che forse sarebbe meglio chiamare “necessario”) è stato costante ed oggi abbiamo a disposizione modelli raffinatissimi che possono essere tarati sui sensori delle digitali.
Ma a che serve – direte voi – tutte le macchine ce l’hanno già!
Vero.
Ma.
Ma perchè quella foto fatta sulla neve è venuta sottoesposta?
Perchè quel controluce è tutto nero?
Si può continuare a lungo.
L’esposimetro delle fotocamere è di solito ragionevolmente corretto e – nella maggior parte dei casi – va bene, ma non sempre: vediamo il caso più classico.
Siamo sulla neve, al sole, stiamo fotografando il nostro cane: clic! neve grigia e cane sottoesposto…
Cos’è successo?
Semplice, la neve riflette molta più luce di quel che sembra, ha ingannato l’esposimetro che ha esposto secondo la propria taratura (il grigio al 18%), quindi la foto è decisamente scura.
Come si può rimediare?
1. rifacendo la foto compensando (sovraesponendo) ad occhio finchè non “viene”, ma non è più la stessa foto, 2. correggendo in Photoshop, ma è probabile che si perda dettaglio e colore, oppure,
3. usando, prima di scattare, un esposimetro esterno, per misurare la luce “incidente” invece di quella “riflessa”.
Usando l’esposimetro della fotocamera, noi misuriamo la luce “riflessa” dal soggetto, che, come abbiamo visto, può ingannare. Se invece misuriamo la luce che effettivamente cade sul soggetto, la luce incidente, avremo l’esatta misura della sua quantità, indipendentemente da quella che viene riflessa.
Gli esposimetri delle fotocamere non sono in grado di misurare la luce incidente, quelli a mano sì.
Basta muoversi verso il soggetto e puntare l’esposimetro verso la fotocamera (ovvero la posizione da cui scatteremo) e misurare.
Un altro esempio? In caso di illuminazione flash, se non si usa (o non si ha a disposizione) il flash TTL della fotocamera. Anche qui, misurazione della luce incidente e via! Certo, serve un esposimetro che possa misurare la luce flash, ma su eBay si possono trovare ottime occasioni a prezzi accettabili.
Può anche essere utile per impostare la fotocamera senza doverla portare all’occhio, per non essere immediatamente identificati come fotografi, per dirne un’altra.
Insomma, all’alba dell’era digitale io credo che l’esposimetro a mano possa ancora essere uno strumento molto utile, da non gettare nell’oblio, ma almeno da conoscere.
Il discorso sarebbe ancora lungo… ne riparleremo




