E’ uno dei commenti più gettonati su Flickr, un apprezzamento veloce, come veloci sono la visione e la navigazione sul web.
Per un appassionato può essere un commento superficiale :”Ma come! Io ci ho messo tanto impegno ed i commenti sono questi?”.
Si può dire che “lasciano il tempo che trovano”, intendendo che il vero intenditore darà un commento più “denso” di apprezzamento o di disapprovazione.
Vero.
Tuttavia, soprattutto parlando tra “intenditori”, spesso ci si dimentica di qualcosa; si parla di regola dei terzi, di diagonali, di elementi di disturbo, di orizzonti troppo in alto o troppo in basso, di cosa, di come e di perchè.
Ma raramente si parla di emozione.
Una fotografia – per il fotografo che l’ha scattata – è il concretizzarsi di un’emozione.
Un’emozione qualunque, intendiamoci: un bel taglio di luce che lo colpisce (e quindi lo emoziona), il ritratto del suo bambino, dell’amata o chissà cosa, magari solo un colore (e sappiamo che i colori sono fortemente emozionali).
Allora, viene naturale mettere sui piatti della bilancia le due visioni: quella emotiva, immediata, magari non “tecnica” del navigatore dell’iperspazio, che ti dice “Great shot!” e quella del “tecnico” che guarda attentamente e ti dice che la posizione dell’orecchio sinistro non è ottimale.
La tecnica è importante – non c’è dubbio – imparare le basi e la pulizia è fondamentale, ma prima di qualunque altra cosa c’è l’emozione, la bellezza.
Il buon fotografo riesce a comunicarla, magari con imprecisioni tecniche e magari per puro caso.
Ma ci riesce.
A volte la forma può essere parte significante della fotografia, altre no; a volte senza la giusta forma non c’è il messaggio, in altri casi la forma è un “di più” che si aggiunge ad un significato già chiaro.
Bisogna domandarsi questo, prima di iniziare a segnalare gli errori grammaticali: “Questa foto mi dice qualcosa? Che cosa ha visto il fotografo? Che cosa ha cercato di raccontarmi?”
Può darsi che l’immagine non ci dica niente – nulla di male – ma questa DEVE essere la prima domanda: dopo, e solo dopo, si può parlare di tecnica e di forma.
A quel punto, la critica (che poi è un’analisi) è tale.
Critica: Arte o Scienza di giudicare secondo i principi del vero, del buono e del bello, le opere dell’ingegno, in specie quelle letterarie ed artistiche.
Ribadisco, del “vero”: prima di tutto c’è sempre la verità, l’onestà, e questa la riconoscono tutti.
L’essenza di una fotografia non è la tecnica con cui è stata fatta, ma ciò che rappresenta.
Si può discutere sull’efficacia della realizzazione, ma è indiscutibile che debba comprendere, in primo luogo, qual’è il suo significato, il suo intento.
La “bellezza” è impossibile da codificare, non ha – nè può avere – una scala di misurazione oggettiva, dato che è un’emozione, e quindi totalmente soggettiva.
E si può esprimere anche solo con un “Great Shot!”





sono praticamente d’accordo su tutto aggiungerei solo una cosa che potrebbe apparire banale ma forse non lo è.
se è vero che la fotografia in qualche modo è produzione di senso, comunicazione in senso non banale, allora la sua interpretazione e lettura sono un momento coessenziale all’immagine stessa.
immagino il tutto come un processo, il dire del fotografo da un lato e il capire “da parte nostra” dall’altro, l’uno, mi spingo a dire, richiede l’altro.
(non come un dovere ma come un’opportunità si intende)
ciao!
Da: silvia su 15 ottobre 2008
alle 8:13 am
weilà!
e il tuo blog?
Da: the same as above su 4 novembre 2008
alle 7:00 pm
Ciao Silvia!
… sai com’è, sto un poco inguaiato col lavoro e purtroppo resta poco tempo… in qusto momento sto armeggiando con Flash per un paio di siti da fare
ciao!
Da: freeze su 4 novembre 2008
alle 7:15 pm