Inserito da: freeze | 7 ottobre 2009

Digressione. Scusate…

…ma proprio non mi va giù.

Ieri sera sento al Tiggì: “Topo Gigio testimonial per la nuova campagna del governo contro l’influenza A, costo 2,5 milioni di euro.”

“Oh!” – mi dico – “sentiamo cosa ci dice Topo Gigio!”

Topo Gigio ci dice che, per evitare il contagio dell’influenza A bisogna:

1) lavarsi spesso e bene le mani non solo con l’acqua, ma anche con il sapone;
2) coprirsi il naso e la bocca con un fazzoletto se si starnutisce; e buttare il fazzoletto nella spazzatura;
3) se ci si dimentica di lavare le mani, non toccare occhi, naso o bocca;
4) cambiare spesso l’aria in casa;
5) in caso di febbre, tosse o raffreddore, restare a casa e chiamare il medico di famiglia.

Siamo a posto. In una botte di ferro, come si dice.

Una domanda mi sorge spontanea dal fondo del cuore: “Ma ci state prendendo tutti per il sedere?”

Bisogna spendere DUE MILIONI E MEZZO DI EURO, che non sono noccioline, per dirci di lavarci le mani, di cambiare l’aria in casa e di non sputazzarci in faccia a vicenda sternutendo?

E dovrei credere a chi mi dice che il vaccino è davvero necessario?
Non è che – magari – è necessario per riempire ancora di più le tasche alle industrie farmaceutiche?

Scusate, non c’entra con la fotografia, ma proprio non mi va di essere trattato come un cretino.

A mie spese, per di più.

Inserito da: freeze | 30 settembre 2009

Tokio Camera Style

Photo © by John Sypal

Photo © by John Sypal

“If you want to change your photographs, you need to change cameras.
Changing cameras means that your photographs will change.
A really good camera has something I suppose you might describe as its own distinctive aura.”

Se vuoi cambiare le tue fotografie, devi cambiare fotocamere.
Cambiare le macchine fotografiche significa che le tue fotografie cambieranno.
Una macchina davvero buona ha qualcosa, che penso si possa descrivere con la sua propria aura distintiva.

Nobuyoshi Araki

Tokyo Camera Style è un blog per immagini che mi piace molto: racconta di incontri casuali per le strade di Tokio, fatti da un “Gaijin”, una “persona esterna” al Giappone.
Mi piace perchè la maggior parte delle foto ritrae fotocamere a pellicola, spesso classiche e  piuttosto vissute.
Mi piace anche ciò che ho letto da qualche parte (ma non mi ricordo dove ;-) ): che i giapponesi grandi consumatori di pellicola, al momento.

Chissà perchè…

:-)

P.S. Nella foto, un passante con una Voigtlaender Bessa-T, una macchina senza mirino (è montato esternamente), messa a fuoco a telemetro, con un obiettivo Leica Summar 50.

Inserito da: freeze | 9 settembre 2009

Mostra

Mostra

Dal 3 al 29 Novembre siete i benvenuti alla libreria Legolibri,
in Via Maria Vittoria 31, a Torino.

Vernissage sabato 7 novembre ore 17,30

Inserito da: freeze | 19 luglio 2009

Il piacere di essere dinosauri

dino
A me piace riflettere sulle cose, e –  quando arrivo ad un certo punto, quando finisco una tappa  - mi volto indietro e guardo la strada percorsa (un consiglio: è una cosa da fare anche quando si va a spasso a fotografare).

Quando dico che la fotografia digitale non mi piace un granchè, mi guardano come se fossi un po’ strano.
Questo è un bene. Essere un po’ strani è una buona cosa.
E’ un bene, perchè non deve essere obbligatorio che a tutti piaccia il pistacchio.
E’ un bene, perchè se tu fai una foto a colori, io posso farne una in bianco e nero,  così avremo due foto diverse.
E’ un bene, perchè se il gregge va a nord, bisogna che qualcuno vada a vedere cosa c’è a sud.

Mi hanno detto che sono un dinosauro.

Dinosauro, colui che – in un’era votata al digitale – prende ancora in considerazione un relitto del passato: la pellicola.

Ma perchè dovrei essere un dinosauro ? Non capisco…

I pittori hanno smesso di usare i colori ad olio dopo l’invenzione del computer? Certo che no!
I chitarristi hanno smesso di usare amplificatori a valvole dopo l’avvento del digitale? Nemmeno per idea!

Perchè dovremmo fare tutti la stessa cosa?

Analogico e digitale sono media diversi, ognuno con i suoi pregi e difetti, ed il digitale – a molti – sta antipatico.

Andy Summers, chitarrista dei Police, dice, in un’intervista a B&W Magazine:

“I’m not happy with digital. I think it has been forced upon us. I shot this tour digitally with Canon gear but I was not happy with it at all. I felt like I wasn’t connected to my shots any more. Digital is so disposable and people seem to loose sight of composition and basic camera craft. They become result orientated and not into the moment. Digital is information. Film is nature. It’s the alchemy between light and silver that turns me on. That magic is not there for me with a microchip.”

“Non sono contento del digitale. Penso che ci sia stato imposto. Ho fotografato il nostro tour con attrezzatura Canon ma non ero affatto contento con essa. Mi sentivo come se non fossi più connesso con i miei scatti. Il digitale è così usa-e-getta, e le persone sembrano perdere di vista la composizione e le nozioni elementari. Essi diventano orientati al risultato e non al momento. Il digitale è informazione. La pellicola è natura. E’ l’alchimia tra la luce e l’argento che mi eccita. Quella magia non la trovo in un microchip”.

Con la tecnologia digitale, si possono realizzare fotografie molto simili a quelle fatte su pellicola, ma  la mera imitazione di una tecnologia ritenuta  ”obsoleta” è un modo piuttosto limitato di usare un mezzo potente quale una fotocamera digitale.

La mia antipatia nasce da questo: usare una macchina digitale, troppo spesso, significa sparare centinaia di fotografie, sperando che prima o poi qualcuna venga bene; eventualmente si possono aggiustare gli errori a casa con Photoshop.
Non è questo il modo.
Il digitale vizia pian piano il pensiero, ma siamo noi ad essere creativi, non la fotocamera, con i suoi programmi e megapixels.
Con una macchina digitale in mano, bisogna essere molto attenti a non cadere nella trappola del display: “Vediamo un po’ com’è venuta… uhm… sottoesposta, vabbè riprovo…”.
Risultato: una pletora di foto mal fatte…

Andy Summers dice una cosa importante: “… le persone sembrano perdere di vista la composizione e le nozioni elementari. Essi diventano orientati al risultato e non al momento”.  Avere la possibilità di vedere subito gli scatti e disporre di un autonomia di migliaia di foto non è una buona cosa, dal punto di vista della qualità (lo è per chi vende le fotocamere e le schede di memoria); invariabilmente si finisce per non pensare più, non c’è scampo.
Il nostro cervello è pigro, e qualunque scorciatoia gli si presenti, la imbocca subito, ed ecco che scatta il meccanismo: “Ne faccio 200, una buona ci sarà…”.
L’antipatia è qui: se io guardo una foto nata su pellicola, so che chi l’ha fatta aveva un numero limitato di possibilità (a volte solo un paio) di catturare quell’immagine, poi la pellicola è stata sviluppata – con una determinata competenza – infine è stata stampata, di nuovo, con un lavoro che richiede una specifica preparazione. Ed è UNICA. Per quanto io la ristampi, non sarà mai più la stessa.
L’immagine digitale è ripetibile all’infinito, sempre identica.
I collezionisti di francobolli lo sanno bene: quelli che valgono sono gli esemplari rari, meglio se unici, non quelli reperibili in milioni di copie.

Anche io uso – fra le altre – una macchina digitale, ma ho scoperto che le mie foto migliori appaiono su una pellicola, quando la supposta “limitatezza” del mezzo mi obbliga a ragionare ed a centellinare.

Questo è un discorso lungo, su cui riflettere e da approfondire, ma, per chi mi chiede come mai amo tanto la pellicola rispondo con una citazione, e dirò:

“Che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova”.

:-)

Inserito da: freeze | 25 giugno 2009

Bye bye Kodachrome…

Scompare dal mercato una pellicola che ha fatto parte della storia della fotografia, la Kodachrome, dopo la bellezza di 74 anni di onorato servizio.

La tecnologia digitale, e l’evoluzione verso pellicole meno complesse da sviluppare e più eco-friendly, l’hanno spinta nell’armadio dei ricordi.

Un grazie a tutti quegli artisti che con questo mezzo hanno saputo darci immagini indimenticabili.

Link: Kodak

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